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Industria 4.0: sistema toscano vivo e impegnato a fronteggiare le sfide della digitalizzazione

6 dicembre 2019 | 11:41
Scritto da Redazione
 


FIRENZE - Un sistema industriale vivace che si muove ad una velocità non sempre adeguata alle sfide sempre più complesse della digitalizzazione. Un sistema che investe in macchinari e nuove tecnologie, che sta cercando nuove figure specialistiche, che sta affrontando la componente della formazione e nell'approccio culturale. E' la prima immagine del sistema produttivo toscano che emerge dal rapporto ‘Assessment 4.0. Prime evidenze empiriche sul livello di applicazione delle tecnologie 4.0 da parte dell'industria toscana', presentato stamattina presso l'Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana.

La ricerca ha indagato il posizionamento delle imprese appartenenti alle principali filiere manifatturiere del sistema produttivo regionale (sistema moda, meccanico, chimico, nautico, arredo casa, cartario e logistico) rispetto ai processi di digitalizzazione riconducibili al paradigma e alle tecnologie Industria 4.0. E' promossa dalla Regione e curata da un gruppo di ricerca interdipartimentale dei tre atenei toscani: il Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici (DISAG) e il Dipartimento di Ingegneria dell'informazione e Scienze Matematiche (DIISM) dell'Università di Siena; il Dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni (DESTEC) e il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI) dell'Università di Pisa; il Dipartimento di Scienze per l'Economia e l'Impresa (DISEI), il Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione (DINFO) e il Dipartimento di Ingegneria Industriale (DIEF) dell'Università di Firenze.

Alla presentazione del rapporto sono intervenuti l'Assessore regionale alle Attività Produttive Stefano Ciuoffo, i professori Lorenzo Zanni e Elena Casprini dell'Università di Siena che hanno introdotto la ricerca e per gli approfondimenti settoriali il prof. Lorenzo Zanni per il settore Chimico-farmaceutico, il prof. Mario Rapaccini e Fabio Schoen per quanto riguarda Meccanica e Logistica, Franco Failli su Cartario e Nautica, Marco Pranzo per Sistema casa, Mauro Lombardi su Tessile-Abbigliamento. Hanno poi discusso i dati il prof Andrea Bonaccorsi, Giovan Battista Donati Presidente Confartigianato Toscana, Andrea di Benedetto Presidente CNA Toscana e Alessio Marco Ranaldo Presidente Confindustria Toscana

Lo studio è stato effettuato sia con questionari, somministrati mediante colloquio diretto ad un campione di 421 aziende (solo Pmi quindi, sono state volutamente escluse sia le micro che le grandi), che con 4 focus group che hanno coinvolto quattro distretti tecnologici regionali (Moda, Interni e Design, Scienze della Vita, Advanced manufacturing), alcune delle imprese intervistate ed il presidente del Distretto tecnologico per la Nautica e la Portualità.

Il campione non è statisticamente rappresentativo dei settori, in quanto è stato costruito tenendo conto principalmente di un universo di imprese che in qualche modo si è affacciato al tema della innovazione: è però sufficientemente popolato (gli assessment) e qualificato (focus group) perché si possano avere – nei vari settori sia pur con la diversità di popolamento - dei micro-osservatori qualificati di quanto accade nei vari ambiti. E' una indagine più qualitativa, che fotografa le linee di tendenza dei vari settori produttivi indagati, scende in verticale sulle specifiche tecnologie che le imprese acquisiscono lungo il ciclo della produzione e della gestione di impresa.

Le PMI intervistate, mediamente, presentano dei valori di evoluzione tecnologica 4.0 intermedi pur in presenza di alcuni casi di imprese leader che si posizionano su livelli significativi. Sulla base del questionario di assessment utilizzato, che presenta indici di sintesi con valori che vanno da un livello minimo di 1 ad uno massimo 6, le aziende contattate registrano un valore medio di 2.6: ci troviamo di fronte ad aziende che si posizionano tra i cosiddetti beginner (ossia stanno conducendo progetti pilota su Industria 4.0) e intermediate (hanno cambiato orientamento strategico e stanno sviluppando una strategia di Industria 4.0)

"Il valore medio – sottolinea Ciuoffo – è un risultato significativo perché una parte delle imprese, poco meno della metà di quelle intervistate, ha avviato un percorso consapevole per quanto complesso e faticoso, di passaggio al digitale su alcune fasi del ciclo di produzione. L'analisi è particolarmente composita perché fa emergere le naturali differenziazioni tra i settori produttivi e all'interno dei settori fra le varie specializzazioni di fase. Ed aiuta a conoscere la complessità del fenomeno della digitalizzazione che deve essere affrontato, anche sul lato della policy, con una variabilità differenziale rispetto alla quale è richiesta una particolare attenzione e capacità di adattamento".

Pertanto il livello di assorbimento delle tecnologie 4.0 è variabile anche rispetto ad alcuni settori in cui la dimensione – e i vincoli - di manualità ed artigianalità che costituisce in molti casi il valore aggiunto della specifica produzione, accrescono la possibilità di un passaggio al digitale. Le tradizioni produttive di alcuni settori sono talvolta un elemento da tenere conto, ma – come evidenzia la ricerca "nessun fattore abilitante è risultato essere completamente trascurato".

Vi sono risultati interessanti sulle applicazioni tecnologiche in alcune fasi della gestione della produzione (cybersecurity, industrial internet, digitalizzazione del dato), più critici rispetto ad alcuni elementi oggettivamente maggiormente complessi (sistemi di simulazione della produzione, interconnessione dei macchinari). Di particolare rilievo il tema delle competenze, la cui connessione ai temi tecnologici è strategica: il 90% dei lavoratori ha ampia disponibilità ad affrontare la sfida della digitalizzazione, il 30% sarebbe disponibile con un intervento di formazione, mentre la grande maggioranza (60%) delle imprese intervistate ritiene che non vi sarebbero problemi ad applicare politiche di job rotation per quanto le aziende per la gran parte non le applichino. Due aziende su tre attuano in modo sistematico interventi di formazione sulle figure assunte (anche figure tipo blue collar). La ricerca conferma quelle criticità e difficoltà a fronteggiare le sfide di Industria 4.0, già individuati da altri rapporti come quello condotto dal MET nel 2018 (http://www.toscana-notizie.it/-/ricerca-su-industria-4-0-toscana-chiamata-a-ridurre-gap-con-le-regioni-piu-attive), ma esamina in verticale le specifiche applicazioni tecnologiche nei vari settori produttivi. Lo stesso sistema della ricerca toscano dovrebbe interrogarsi circa l'attuale sua reale capacità di accompagnare il processo di evoluzione tecnologica, dato che soltanto un quinto degli intervistati ha evidenziato collaborazioni con centri di ricerca.

L'indagine mette in evidenza differenze tra settori, con alcuni più avanzati di altri nell'affrontare la sfida di Industria 4.0, soprattutto per quanto riguarda i sistemi informativi e l'approccio culturale richiesto. Vari i motivi: specificità tecnico-operative dei vari settori (in alcuni convivono diverse fasi in cui vengono ancora molto coinvolti i lavoratori e i supporti cartacei, in altri i tradizionali modelli produttivi artigiani devono confrontarsi e ibridarsi con le nuove tecnologie digitali e con nuovi sistemi di gestione del lavoro raggiungendo un nuovo equilibrio). Questa lettura soffre anche di alcune distorsioni derivanti dalla diversa numerosità del campione indagato in ciascun settore (si va da un tessile-abbigliamento con ben 163 aziende indagate al settore della nautica con solo 4 aziende intervistate) e dalle caratteristiche degli intervistati all'interno di ciascun settore (alcuni rappresentano imprese leader regionali con valori molto elevati che possono influenzare la media dell'intero settore).

Riguardo al ruolo del management aziendale, che nelle PMI spesso coincide con la proprietà, questo, oltre a investire in tecnologie 4.0, deve anche farne percepire l'utilità ai vari livelli, strategici e operativi. Emerge quindi un quadro variegato in cui il processo di trasformazione digitale in qualche modo si è avviato, e comunque per una parte del sistema produttivo si sta innervando in modo non sempre sistemico, e con alcune criticità lungo le filiere. E' evidente che tale processo richiede da un lato una sistemicità di approccio (investimenti produttivi, innovazione, formazione e competenze), dall'altro maggiore velocità, che non sempre è possibile innestare per un sistema produttivo che uscito da un decennio di crisi in modo ragguardevole (se ci si riferisce ai valori dell'export regionale) gli si chiede di fare uno sforzo ulteriore. Il quadro che emerge fotografa la variabilità di posizionamento negli stessi settori, un dualismo che deve essere superato per passare a quella dimensione sistemica auspicata.

Infine, il ruolo delle politiche regionali. La realtà molto articolata e complessa del sistema produttivo toscano richiede soluzioni politiche specifiche: le esigenze per l'oreficeria aretina sono diverse da quelle della nautica della costa, così come le applicazioni 4.0 per il Life Science vanno in direzioni diverse da quelle della meccanica o del tessile-abbigliamento. Occorre senza dubbio migliorare il dialogo tra le filiere produttive ed estendere l'impatto della rivoluzione di Industria 4.0 coinvolgendo i vari attori operanti lungo tutta la filiera con un processo di condivisione che superi l'orizzonte di breve periodo e promuovere l'integrazione di tecnologie e competenze a livello intra-aziendale (superando barriere tra le diverse funzioni) e a livello inter-aziendale (superando i confini delle imprese). A patto però che i diversi attori istituzionali dell'ecosistema innovativo toscano (enti locali, imprese, mondo della ricerca) sappiano dialogare e lavorare per raggiungere obiettivi condivisi con un orizzonte temporale di medio lungo periodo.

Di fronte ad un sistema produttivo in movimento che sta affrontando comunque il passaggio ad una cultura digitale che riguarda le risorse e i sistemi informativi (livello operativo) e la struttura organizzativa e la cultura, occorre uno sforzo di carattere sistemico per favorire un incremento di velocità del cammino avviato da quelle imprese che si sono già posizionate sul sentiero dell'innovazione digitale. Il passaggio ad una logica sistemica è una condizione che deve riguardare le imprese ma anche il sistema della ricerca (da cui origina peraltro l'indagine), oltre che gli strumenti di policy: come si legge nel rapporto, "non esiste una one best way per approcciare la sfida di Industria 4.0, né il raggiungimento di valori di soglia di maturità tecnologica alti sono richiesti allo stesso modo a tutti gli operatori". E importante in tal senso attivare e sostenere uno dei motori di cui si compone Industria 4.0, che è quello di migliorare le risorse e le competenze delle singole aziende con componenti strategici più innovativi rispetto alla media del settore, in modo da generare una sorta di effetto traino.

"La Regione – afferma l'assessore Ciuoffo – ha messo in campo risorse significative per il sostegno agli investimenti in R&S, in innovazione, in sostegno all'acquisto di macchinari innovativi in stretto raccordo con il Piano Nazionale Industria 4.0 del MISE, così ora si appresta a varare le misure di Garanzia Toscana: a questo si aggiungono le risorse per il sostegno all'export. Una azione sistemica potrebbe favorevolmente favorire ulteriormente quella auspicata accelerazione, e comunque il percorso complesso e difficile ha un sostegno regionale perché la sfida della competitività e della crescita costituisce un bene della comunità regionale".

Il testo della ricerca è scaricabile da qui
http://www.regione.toscana.it/-/rapporto-assessment-4-0
http://industria40.regione.toscana.it/ho


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